07
Aprile

Il distacco illegale in Francia e l’Italia tace

Il Presidente del Governo Francese, Manuel Valls, ha firmato il  Decreto n. 2015-364, 30 marzo 2015 sulla lotta contro la frode il distacco dei lavoratori e la lotta contro il lavoro illegale che è entrato in vigore il 7 aprile 2015. Il testo della legge è composto da 18 articoli che integrano il “Codice del Lavoro” e il “Codice Penale ” francese intensificando la lotta contro il lavoro illegale e  le frodi al distacco dei lavoratori. 

La norma è divisa in due parti: la prima riguarda le “Disposizioni relative al distacco dei lavoratori”  mentre la seconda le “Disposizioni relative alla lotta contro la concorrenza sleale sociale e lavoro illegale”;  interessa tutti i datori di lavoro, francesi e non, nonché i sindacati rappresentativi, chiarisce gli obblighi dei datori di lavoro stabiliti fuori Francia e dei dipendenti in Francia.

Introduce  la notifica preventiva del distacco e  la designazione di un rappresentante dell’impresa in Francia (opportunamente designato) e anche la conservazione dei documenti in caso di controllo.
Determina le condizioni di attuazione delle responsabilità sia del datore di lavoro che del suo rappresentante  in caso di violazione dell’obbligo di dichiarazione preventiva o di designazione del rappresentante stesso e pure  le sanzioni relative  ai diversi casi che ammontano ad euro 5.000 più tasse e contributi evasi.
 
Definisce inoltre le modalità di attuazione dell’obbligo di vigilanza e la responsabilità dei proprietari e i clienti nei confronti dei  subappaltatori e co-contraenti.
Il decreto specifica anche le modalità secondo cui i sindacati rappresentativi dei lavoratori informano gli associati sui contenuti della norma e sulle azioni legali per possono  essere intraprese per conto loro.
 
Il decreto, infine,  indica i metodi per compilare e conservare le dichiarazioni di distacco che sono allegate al registro unico del personale dell’azienda che deve indicare tutti i dati dei dipendenti distaccati.
 
In sintesi le informazioni richieste che devono essere controllate dall’Ispettorato del Lavoro , sono:
1.    il luogo dove viene eseguito il servizio;
2.    documento attestante un esame medico del dipendente distaccato;
3.    se la durata del distacco è maggiore o uguale ad un mese, buste paga per ogni dipendente. distaccato o documento equivalente che attesta la retribuzione, compreso il salario minimo, con le maggiorazioni per lavoro straordinario;
4.    orari di lavoro ed il periodo a cui si riferisce il salario con le ore retribuite a ritmo normale e quelle con un aumento; “elementi di compensazione e vacanze e congedo” e il titolo del contratto collettivo applicato ai dipendenti;
5.    se la durata del distacco è meno di un mese, qualsiasi documento fornendo la prova del rispetto del la remunerazione minima;
6.     qualsiasi documento attestante il pagamento effettivo dei salari;
7.     un record di ore che indica l’inizio  e la durata del tempo di lavoro quotidiano di ciascun dipendente;
8.    la copia della designazione, fatta per iscritto, del datore di lavoro del suo rappresentante in Francia il quale dovrà  eseguire per conto gli obblighi del datore di lavoro affidati in applicazione della nuova norma. La nomina di questo rappresentante dal datore di lavoro includerà : il cognome e nome , data e luogo di nascita, e-mail e indirizzo postale in Francia, così come il numero di telefono del rappresentante e l’accettazione dell’incarico. La  Data di validità e la durata della prestazione non può superare il periodo di distacco;
9.    nel caso in cui l’azienda è stabilita fuori dall’Unione europea, un documento che attesti  la regolarità della sua situazione sociale con una convenzione internazionale sulla sicurezza sociale o, in mancanza, la fornitura di dichiarazione sociale certificata rilasciata dall’organismo diprevidenza sociale francese incaricato del recupero dei contributi previdenziali spettanti e risalente a meno di sei mesi;
10. il contratto di lavoro o un equivalente documento che attesti il luogo di assunzione del dipendente;
11. qualsiasi documento che attesta di diritto applicabile al contratto tra il datore di lavoro estero e  l’impresa nazionale francese con il relativo importo del fatturato del datore di lavoro nel suo paese di stabilimento e su tutto il territorio nazionale;
12.I dati, indirizzi e contatti dell’azienda che solitamente impiega i dipendenti, forma giuridica della società, riferimenti della sua iscrizione ad un registro professionale, attività principale e dati anagrafici del titolare nonché la designazione di agenzie a cui il datore di lavoro paga i contributi previdenziali;
13. l’indirizzo dei luoghi per il controllo dell’Ispettorato del Lavoro, la natura del materiale utilizzato, i processi di lavoro pericolosi, l’attività principale del committente – pagatore e sui dati anagrafici;
14. il nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo di residenza ordinaria e nazionalità di ciascuno dei  dipendenti distaccati, la data della firma del suo contratto di lavoro nonché gli indirizzi degli alloggi utilizzati.
 
Come si vede chiaramente, la Francia, per combattere la sleale concorrenza sociale e applicare al meglio la direttiva 2014/67/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 maggio 2014 per l’attuazione della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori non ha lasciato nulla d’intentato, introducendo una norma molto particolare ed articolata.
 
La norma è certamente  complessa  e “burocratica” ma il suo obiettivo è quello di difendere gli interessi nazionali compromessi dalla politica della  globalizzazione senza regole.
 
In Italia, nonostante i dati statistici registrano:
1.    una percorrenza dei veicoli calata, dal 2008 al 2013, del 25%;
2.    il trasporto di merce su strada  ridotto del 35%;
3.    il consumo di carburante (al netto del gasolio per le autovetture)  calato del 37%;
4.    una contrazione dell’occupazione per tutta la filiera di 197.000 posti di lavoro, con la perdita del 12% delle aziende;
5.    la forte contrazione delle entrate per lo Stato: quasi 10 miliardi di euro da accise sui carburanti, 420 milioni di euro di mancati introiti di Irap, a cui andrebbe aggiunto il mancato contributo Irpef per i 197.000 posti di lavoro persi;
6.     la perdita di 61 milioni di euro di Imposte per le trascrizioni  e di 1,3 miliardi di euro di oneri sociali.
 
Il Governo cosa pensa di fare?
Confartigianato Trasporti e l’UNATRAS hanno da tempo richiesto udienza su questi temi ma c’è silenzio dal Ministero del Lavoro a quello delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero dell’Economia agli Interni. Nulla si muove, ora più che mai forse è arrivato il momento di reagire!

07/04/2015

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07 Aprile 2015