04
Marzo

Autisti introvabili, regole troppo rigide: “Così il settore si svuota. Servono flessibilità e lavoro più umano”

In Italia mancano conducenti di camion e l’età media supera i 50 anni. Un problema che, secondo Confartigianato Trasporti e Federtrasporti, può essere risolto introducendo flessibilità, così da rendere la professione attrattiva, sostenibile e sicura.

In Italia – e più in generale in Europa – la carenza di autisti di veicoli pesanti ha assunto dimensioni strutturali. L’età media di chi è oggi alla guida supera abbondantemente i 50 anni e il ricambio generazionale resta modesto. Una professione che un tempo evocava libertà e autonomia è oggi percepita come gravata da ritmi stressanti, pressioni operative e condizioni spesso disumanizzanti. È quanto emerso dall’incontro tra il presidente di Confartigianato Trasporti, Claudio Riva, e il presidente di Federtrasporti, Claudio Villa.

Al centro della riflessione, la necessità di introdurre elementi di flessibilità in un sistema normativo sui tempi di guida e di riposo considerato eccessivamente rigido e poco aderente alle diverse realtà operative. «Non si può trattare allo stesso modo chi fa distribuzione locale – salendo e scendendo dal camion 20 o 30 volte al giorno nel traffico urbano o interurbano – e chi opera sul lungo raggio, partendo e fermandosi a destino», sottolineano Riva e Villa. «Non chiediamo di stravolgere un impianto normativo di matrice comunitaria, ma di adattarlo alle differenti attività».

La proposta riguarda in particolare le imprese che applicano il CCNL e sottoscrivono contratti di secondo livello, riconoscendo agli autisti indennità per attese, carico e scarico. In questi casi si potrebbe consentire una gestione più elastica delle ore, permettendo una diversa organizzazione del lavoro, sempre nel rispetto delle normative sociali. D’altra parte, osserva provocatoriamente il presidente di Confartigianato Trasporti, «è l’unica professione in cui un minuto di straordinario porta a una sanzione, tanto per l’autista quanto per l’azienda».

Secondo i due presidenti, alleggerire il lavoro da rigidità eccessive significherebbe restituirgli dignità e attrattività. «Rendere il mestiere più umano, meno stressante e più coerente con le dinamiche operative reali è la condizione per riportare giovani alla guida».

Il bacino migratorio può rappresentare una risposta più rapida rispetto a politiche demografiche di lungo periodo. Ma non può essere l’unica soluzione. «È vero che l’immigrazione può compensare la lacuna occupazionale», ricordano Riva e Villa, «ma se non miglioriamo le condizioni di lavoro, rendendolo maggiormente flessibile, la professione di autista sarà magari il ponte tramite cui una persona arriva in Europa o in Italia, ma poi, alla prima occasione, farà altro. E i problemi strutturali resteranno».

Le riflessioni riguardano i lavoratori dipendenti, ma si estendono anche agli autotrasportatori proprietari del mezzo. In alcuni casi, chi accetta servizi con margini ridotti può sentirsi spinto a «correre per rientrare», con possibili ricadute sulla sicurezza stradale. Una situazione che, osserva Villa, potrebbe essere evitata attraverso forme di aggregazione: «Molti piccoli operatori lavorano in solitudine. Entrare in un consorzio o in una cooperativa consentirebbe di distribuire meglio rischi, costi e carichi di lavoro, evitando pressioni improprie e migliorando la qualità complessiva dell’attività».

Il principio, concludono i due presidenti richiamando la Costituzione, è chiaro: «L’uguaglianza sostanziale non si realizza trattando allo stesso modo situazioni completamente diverse, ma prevedendo correttivi che consentano a chi è più svantaggiato di operare al pari degli altri».

L’obiettivo condiviso è uno: salvaguardare la sicurezza, garantire il rispetto delle regole e al tempo stesso rendere la professione di autista nuovamente sostenibile, attrattiva e centrale per l’economia del Paese.


Da sinistra: Claudio Villa (presidente Fedetrasporti) e Claudio Riva (presidente Confartigianato Trasporti)

04 Marzo 2026